domenica, 08 novembre 2009

Umberto Lenzi Presenta: "Terrore Ad Harlem"

B Movies Heroes Special

Umberto Lenzi Presenta il Libro:

"Terrore Ad Harlem"


cento




9788860632029gAvere la possibilità di incontrare Umberto Lenzi è una cosa che mette i brividi. Un’icona, una leggenda del cinema italiano e purtroppo uno degli ultimi rimasti. Un po’ di angoscia c’è: come sarà dal vivo? Ironico come ci immaginiamo oppure altezzoso visto il suo curriculum?
Passa tutto in fretta, appena entrati nel posto dell’incontro, si nota Umberto Lenzi che in mezzo alla gente, che poi definisce “amici”, parla e si confronta con grande disponibilità.

Umberto Lenzi è proprio come ce lo siamo immaginati, quindi. Un maturo signore che non ha perso nè la voglia di fare e di raccontare nè un sottile humor che unito alla verve naturale toscana e al suo grande bagaglio d’esperienza lo rende un personaggio dal quale è difficile distogliere le orecchie e dal quale si vorrebbero ore ed ore di racconti.
Dimostra poi un’intelligenza straordinaria. Morto, purtroppo, quel cinema di genere che ci ha resi famosi e invidiati, il regista continua si a fare cinema, ma raccontandolo sui libri.

“Non credo di essere Camilleri e non diventerò ricco per questi libri” è la prima cosa che dice alla presentazione del suo secondo libro “Terrore Ad Harlem” appena uscito per la “Coniglio Editore”.
La piccola sala che lo ospita è piena di un pubblico la cui maggior parte è sui trenta, affiancato da un noto critico cinematografico Stefano Della Casa, da Francesco Prono e da due scrittori, Lenzi è un fiume in piena.
“Terrore Ad Harlem” è un giallo ambientato nel 1943, durante la produzione di un film vagamente di propaganda nel quale un immigrato italiano a New York inizia  inizia un’escalation incredibile nel mondo della boxe che lo porta a combattere per il titolo dei pesi massimi contro un uomo di colore (nel libro, vista l’epoca, detto “negro”). Il giovane però deve anche trovare i soldi per far uscire di prigione il fratello ingiustamente incarcerato, il quale però appena uscito viene freddato dai gangster. La morale del film è che l’America è un brutto posto, pieno di gente di colore e gangster. Meglio l’Italia.
E appunto durante la lavorazione avviene un omicidio sul qual indaga Bruno Astolfi. Il fulcro, cioè il film “Harlem” è reale e su di esso Lenzi ha creato una storia noir.

“Siamo nell’epoca in cui il regime oltre che a surrogare beni alimentari ed oggetti con prodotti autarchici sostituì il cinema hollywoodiano con produzioni del tutto similari fatte però in Italia. C’erano più o meno gli stessi personaggi trasposti ovviamente e grandi case di produzione come la Lux di Torino e c’era l’obiettivo della “Quota Cento” cioè la produzione di cento film in un anno”
Il filmdice ancora Lenziracconta la storia di questo emigrato che alla fine si trova a combattere con un pugile di colore. Il problema era, per la produzione, dove trovare un centinaio di comparse di colore che facessero il tifo per il pugile, ed ecco che il regime diede l’ordine di trasportare i prigionieri di guerra sul set. L’incontro tra comparse diede vita a uno scambio umano e di beni che scavalcava le parti in guerra. Dopo la guerra “Harlem” continuò a circolare tagliato dell’ultimissima parte anti-americana e col titolo aggiunto di “Knock Out”.

Sul perchè occuparsi di cinema di quell’epoca anziché dei periodi successivi, Lenzi non ha dubbi
 “Il cinema di epoca fascista ha avuto un ruolo fondamentale nella storia del cinema italiano, in quanto è stato fonte d’ispirazione per tutto il neorealismo, fatto tra l’altro da registi e interpreti già attivi durante il regime (Rossellini ad esempio), ed è per questo che ritengo più interessante occuparmi di quel cinema che non del neorealismo...
La ricerca storica e la ricostruzione cronologica di “Terrore Ad Harlem” sono stati dei lavoroi molto complessi che hanno dato vita a una lunga bibliografia presente in appendice al libro “E’ una cosa che nessun altro libro giallo ha” dice orgoglioso Lenzi che per la scrittura del libro si è affidato ai suoi ricordi di bambino (all’epoca aveva dieci anni) ai consigli di esperti e appunto a una precisa ricostruzione che comprende anche la musica dell’epoca. “Ho raccontato questa storia più che altro per immagini, riproducendo termini e anche la musica”.
E la critica sembra apprezzare anche questa sua seconda opera “Ho fatto leggere il tutto a Carlo Lizzani il quale nel 1943 aveva circa vent’anni. Mi ha ringraziato dicendo che aveva ritrovato la sua vita e gli è venuto in mente di fare una fiction in due puntate. Ha proposto il tutto a una produttrice che un tempo mostrava il seno...beh...la Fenech ovviamente, la quale pur essendo in grande amicizia con me ha detto che non aveva i mezzi per una produzione così grossa. Allora...ho dato il libro a Quentin Tarantino. Staremo a vedere”.

Accantoniamo il discorso libro, che poi leggeremo, e visto che Lenzi è Lenzi come ovvio si finisce per parlare del suo cinema, anche perchè al termine della presentazione del libro è prevista la proiezione del suo poliziesco “Da Corleone a Brooklyn” con Maurizio Merli e Mario Merola. La domanda è quella che tutti vogliono fare e che tutti si chiedono, Lenzi anticipa e risponde senza che nessuna gliela ponga “Come mai non si fanno più film polizieschi? Il poliziesco c’è ancora, rappresentato dalle fiction che però danno un volto positivo alle vicende utilizzando attori che non hanno nulla a che vedere con la criminalità o con la polizia. E soprattutto le storia hanno sempre un lieto fine altrimenti gli sponsor non mettono i soldi. Pensate al mio “Milano Odia...” Giulio Sacchi uccide tredici persone, fatto oggi una cosa del genere non verrebbe mai accettata.
Tra la fine della presentazione e l’inizio della proiezione parte la caccia agli autografi. Lenzi non si nega, anzi, disponibilissimo scherza con tutti e su tutto e a uno che gli dice “Scusi se la disturbo mi firma il libro?”, risponde “Scusarsi e di che? Semmai ti dovevi scusare se non lo compravi”.
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categorie: special
mercoledì, 04 novembre 2009

Chopper Chicks In Zombietown

Chopper Chicks In Zombietown

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chopper_chicks3Possiamo considerare il film in oggetto come un enciclopedia o come un ristretto riassunto di tutti gli stereotipi, caratteristiche di film horror, bikexploitation e commedie.
Qui c’è veramente di tutto. Una banda femminile di motocicliste in parte lesbo che scorrazza negli States con giubbotti di pelle a bordo di grosse moto, zombie, scienziati pazzi, radioattività e ragazzini non vedenti che finiscono nei casini. E sicuramente qualcos’altro che non ci viene in mente.

“Chopper Chicks In Zombietown” film del 1991 per la regia di Dan Hoskins e l’illuminata produzione Troma riesce nonostante il “troppo di tutto” a non deragliare, risultando un simpatico e veloce b-movie. Poche pretese, tanta azione e trash, battute e situazioni comiche.
Come ci siano riusciti resta un mistero ma il risultato è piacevole ed è quello che conta.
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Le “Cycle Sluts” sono una banda di cattivissime motocicliste che il destino porta nella polverosa cittadina di Zariah. Una tetra e semi abbandonata cittadina in cui il solito scienziato aiutato dal solito servo nano è riuscito a trovare il modo di resuscitare i soliti morti lavorando nel suo laboratorio sito nei pressi di una cava radiottiva.
L’aggettivo solito non lo usiamo più, ma è ovvio che i morti trovano il modo di fuggire dal laboratorio iniziando a divorare i cittadini di Zariah. Tra questi spiccano dei ragazzini non vedenti che viaggiano su uno scuolabus e che diventano loro malgrado co-protagonisti della storia. E le “Cycle Sluts”? Oh...beh...loro diventano le eroine di tutta la vicenda. Dapprima odiate e avversate degli abitanti si convincono a rimanere e a far fuori in modi artigianali (vedi mazze da baseball e altro) gli zombi eaffamati. Le nostre spezzano qualche cuore, nel senso sentimentale s’intende e diventano le beniamine del luogo.

Battute veloci, situazioni grottesche accompagnate dai classici effetti speciali arrangiati.
Un set vlcsnap-2009-11-04-18h19m12s252naturale a volte approssimativo e tutta una serie di circostanze strane e folli durante la lavorazione. Dalla caduta in moto di una delle attrici, alla misteriosa scritta apparsa sul set, forse di un attore/attrice che scrisse (traduciamo il senso) "Con chi devo andare a letto per uscire da questa produzione", fino a una lunga lista dei flirt avvenuti sul set stilata dalla troupe (giravano nel deserto e quindi...).

Lo zampino Troma si vede e si sente così come si percepisce il gran divertimento degli stessi attori. Non sarà nulla di originale ma resta in qualche modo un'opera interessante.
Per quanto riguarda il cast oltre alla presenza di
Billy Bob Thornton, ci sono anche Jamie Rose, Cathrine Carlen, Lycia Naff, Don Calfa e Ed Gale, tutti attori che hanno continuato la carriera recitando o producendo diverse serie televisive americane.


Scheda Tecnica

Titolo Originale: Chopper Chicks In Zombietown
Titoli Alternativi: Chopper Chicks in Zombie Town, Prätkiä! Mimmejä! Zombeja! (Finlandia), Chrome Hearts (working title), Cycle Sluts, Zombie Town (Germania)
Nazione: USA
Anno: 1989 (Festival), 1991 (Mercato)
Regia: Dan Hoskins
Cast: Jamie Rose
,  Billy Bob Thornton, Cathrine Carlen, Lycia Naff, Don Calfa, Ed Gale, Vicki Frederick
Casa di Produzione: Troma, Chelsea Partners





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categorie: horror, troma, bikexploitation
sabato, 31 ottobre 2009

Le Porno Killers

Le Porno Killers


cento



 

adorablespornokillersspPer giustificare l’ora e passa persa a vedere questo film, ci siamo impegnati a cercarne un senso.
Con grande difficoltà e raschiando il barile si può intravedere qualcosa. Molto vago certo, ma a discapito del titolo “Le Porno Killers” è un film femminista, nel quale l’uomo è uno stupido oggetto.
Fin qui nulla di male e sempre con grande difficoltà e raschiando il barile possiamo intravedere vaghe, molto vaghe, similitudini con le opere di Russ Meyer. Femminismo appunto, violenza e tettone.
Il problema però di questa pellicola non è il senso o i riferimenti al meyerismo (sempre tutto molto vago ricordiamoci) bensì la realizzazione sgangheratissima e poggiata su una trama praticamente inesistente. Che le protagoniste siano Killer è una cosa che s’apprende dai loro discorsi più che altro. Porno? Si quello si, anche se è meglio dire soft-core con aggiunta di spezzoni hard appiccicati alla pellicola in maniera grossolana.
“Le Porno Killers” del 1980 è una pellicola entrata o quasi nell’immaginario collettivo, vuoi per la sua rara reperibilità, vuoi per la bruttezza totale della pellicola e vuoi per il fatto che una delle protagonista rinnega la pellicola. Carmen Russo (qui come Bizet),  sul suo sito ufficiale non cita il film. Dispiace, ma possiamo capire il motivo, di certo Carmen con questa pellicola e con l’altra vlcsnap-2009-10-31-23h26m43s141mitica opera “Patrick Vive Ancora!” sempre dello stesso anno, si fece una grande pubblicità.
Roberto Mauri, regista e sceneggiatore, qui nell’ultimo lavoro di una carriera passata tra tanti western, horror e pure un peplum, butta alla rinfusa in un immenso pentolone una serie di cose che hanno, come gusto finale, grande demenzialità e casino totale.
Carmen Russo e Cintia Lodetti, la seconda in una rara apparizione, sono due agenti/killer che lavorano per una sedicente organizzazione. Vivono in una villa con piscina assieme ai loro fidanzati due “servetti” che le soddisfano in tutto. Tutto, tutto.
Chiamate a una missione, le due scoprono che il loro obiettivo resta fuori Roma per tre giorni e nell’attesa se la spassano in città, vanno al mare, lesbicano allegramente, accalappiano uomini, due dei quali malmenati per poi essere “rimborsati” e trovano il tempo di salvare donne in pericolo. Quando il loro obiettivo finalmente arriva, le due lo rapiscono, ci fanno sesso e cedono alla sua controproposta. Cinquantamila dollari per non ucciderlo. Prendono i soldi e l’ammazzano. Un po’ dispiaciute per la perdita “in carne” le due tornano a casa.
vlcsnap-2009-10-31-18h20m27s16Girl power come se piovesse con nudi in ogni dove e in ogni situazione, molte delle quali (quasi tutte) create solo per spogliare le due attrici. In questo “B Movie” totale le scene “culto” di certo non mancano e sono tantissime. La scena lesbo sotto la doccia, simbolo di tutto il film, oppure il balletto erotico al fiume con musica che arriva da una “radiolina” persa non si sa dove e ancora la lezione di femminismo in spiaggia con due maschilisti malmenati che ricevono un “premio finale”.
Un film veramente fatto male, recitato peggio e noioso. Si ok, Carmen Russo e la Lodetti sono un bel vedere ed ok “Le Porno Killer” è talmente mitico e introvabile che perdere un’ora  e passa vi farà capire tante cose.



Scheda Tecnica

Titolo Originale: Le Porno Killers
Titoli Alternativi: Las Adorables Porno Killers (Spagna)
Regia: Roberto Mauri
Nazione: Italia
Anno: 1980
Cast:
Carmen Russo (Carmen Bizet), Cintia Lodetti, Mario Cutini, Vassili Karis, Bruno Minniti, Rinaldo DeWitt
Casa di Produzione: Giuse Film













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categorie: erotici
mercoledì, 28 ottobre 2009

The Black Gestapo

The Black Gestapo

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Black_gestapoQui abbiamo uno sberleffo a Hitler che sicuramente ben pochi film possono vantare. Al di là del titolo: un breve spezzone di un filmato del Terzo Reich, appiccicato a una musichetta funky da ghetto. Incredibile!
Incredibile si, come tutto il trash che segue e che da vita a questo “The Black Gestapo”, un blaxploitation talmente assurdo e insensato da risultare divertentissimo e irresistibile.
Lee Frost è il regista che dirige questa pellicola del 1975 in cui tutto sembra improvvisato o quasi. Trama e recitazione inclusa. Un film che per sopperire alle mancanze narrative, butta qua e là qualche scena di sesso o come minimo di nudo. Tanto per accendere l’interesse.

I personaggi incarnano a meraviglia i canoni della parodia dei film anni settanta. Bianchi  generalmente biondi con baffoni e occhiali da sole e donne assoggettate alla violenza o pronte a soddisfare gli uomini. Le persone di colore invece sono dannatamente funky, baffute e hanno immensi basettoni. Si ok, un po’ di misoginia e un briciolo di razzismo, ma nulla di grave o di pesante.
La storia è ambientata in una Los Angeles infiammata da scontri razziali ed esattamente ci troviamo nel distretto di  Watts. Non un posto a caso, ma un distretto famoso per la sua povertà dilagante, forse il più povero di tutta Los Angeles, nonché per gli scontri razziali del 1965 con decine di morti e migliaia di feriti.
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La nostra vicenda vede un gruppo di bianchi in stile mafioso, che infastidisce la comunità di colore, picchiando, derubando e importunando. Di contro esiste un’associazione comandata da tale Ahmed che con tanto di divisa e pugno nero come simbolo, cerca di proteggere la comunità. Non sempre le cose vanno bene, ma pian piano il gruppo di Ahmed cresce di potenza e preparazione, iniziando una vera e propria rappresaglia contro i bianchi che lascia sul campo numerose vittime in entrambi gli schieramenti.

Nel frattempo il secondo di Ahmed, Kojah, inizia a cercare fondi e strutture per l’addestramento. Occupata una villa con piscina e campi da tennis e viste interessanti prospettive Kojah trasforma il tutto in un’associazione di stampo mafioso dedita al racket, spaccio e prostituzione.
Il gruppo di bianchi svanisce e il nuovo nemico per Ahmed è il suo stesso gruppo, ormai divenuto criminale. La lotta sarà dura e avrà numerose scene degne dei più scontati film d’azione, con l’eroe ormai solo pronto a fronteggiare tanti ed armati nemici. Le scene di lotta sono veramente comiche, così come gli inseguimenti e il vlcsnap-2009-10-28-18h09m49s23sangue che scorre.

La comicità involontaria del film si spreca e affiora in quasi tutte le scene. Ma in questo simpatico guazzabuglio di trama ed eventi va detto con tutta sincerità che la colonna sonora è piuttosto buona e ben studiata.
Il cast si fa notare per diversi attori che hanno poi continuato una carriera tra Serie TV e film (per fortuna recitando meglio) e per il cameo di Ushi Digard.
“The Black Gestapo” si prende poi il lusso di spernacchiare nuovamente il nazismo chiudendo il tutto con un altro spezzone di documentario che viaggia in parallelo con il finale del film. Una chiusura ottima per un b-movie scalcagnato e assolutamente da non perdere.


Scheda Tecnica
Titolo Originale: The Black Gestapo
Titoli Alternativi: Black Enforcers, Ghetto Warriors(USA), Musta Gestapo (Finlandia), Ghetto-Stratopedo vasaniston (Grecia)
Anno: 1975
Regia: Lee Frost
Nazione: USA
Cast: Rod Perry, Charles Robinson, Phil Hoover,  Edward Cross, Angela Brent, Wes Bishop, Ushi Digard, Adolf Hitler
Durata: 88'


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categorie: blaxploitation
sabato, 24 ottobre 2009

Se Non Avessi Più Te

Se Non Avessi Più Te

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snavptIl giovane è un ribelle dal cuore d’oro, lotta contro i matusa! Ma in fin dei conti è un conservatore legato ai canoni perbenisti. In ogni caso è un umile dal grande smisurato talento, che dopo tanta gavetta emerge e si erge a simbolo Nazional Popolare. Il musicarello è così, con qualsiasi cantante, in qualsiasi epoca e con qualsiasi regista e/o sceneggiatore.

Tutto normale in questo gioco simile a “Scopri Le Differenze” che incrocia cinema e musica con l’occhio abile di chi vuol fare una grandissima pubblicità al cantante di turno. Nel film in oggetto ovviamente si parla di Gianni Morandi, che a cavallo del 1964 e 1966 recita in ben quattro film (più o meno tutti uguali).
Lo schema appunto è sempre il medesimo e a parte l’operazione di marketing per la nostra star  si pianifica una storia d’amore, la scelta tra ragione e cuore e una serie di personaggi di cornice che incastonano il tutto.
“Se non Avessi Più Te” del 1965 compone una trilogia morandiana che comprende anche “In Ginocchio Da Te” e “Non Son Degno di Te” per la regia di Ettore Fizzarotti un mago assoluto del genere.
Insieme al Gianni nazionale troviamo un cast piuttosto importante, che parte da Gino Bramieri e Raffele Pisu in versione clownesca, per poi passare a Nino Taranto e chiudere con la bella Laura Efrikian legata per davvero, come tutti sappiamo, a Gianni Morandi.

La trama è semplice e snella. La recitazione è blanda e ognuno svolge il suo compito. Morandi canta dinoccolato come sempre, sfruttando il film-spot. Gino Bramieri, Raffaele Pisu e Nino Taranto sono il lato comico e attoriale della pellicola. Laura Efrikian fa da spalla come tanti altri personaggi piuttosto di contorno.
Gianni Traimonti è una stella nascente messa sotto contratto dalla RCA che sta effettuando il servizio militare e pianificando il matrimonio con la sua Carla. Purtroppo però una postilla del contratto vieta a Gianni di sposarsi per ovvie ragioni di marketing.
Ma l’amore vince, Gianni si sposa, non si accontenta e fa pure un figlio che viene tenuto nascosto al grande pubblico, dando via alle più classiche situazioni di equivoco. MA durante un festival nella Spagna franchista, Barcellona per inciso, Gianni svelerà al mondo il suo matrimonio, nonchè l’amore per Carla e l’esistenza del figlio.
Un’esplosione di sentimentalismo, più forte del denaro e della carriera e diverse circostanze che creano una comicità non voluta.
Inutile dirlo, Gianni Morandi/Traimonti, canta dall’inizio alla fine e oltre alla canzone del titolo, si segnala la presenza anche di “I Ragazzi Dello Shake”, “Se Fra Noi Qualcosa Cambierà” e il rock/pop di “Sono Tanto Solo”.
Commedia leggera, come la musica, particolarmente indicata ai fan di Morandi. Anzi, solo ai fan.


Scheda Tecnica
Titolo Originale: Se non avessi più te
Nazione: Italia
Anno: 1965
Regia: Ettore Maria Fizzarotti
Cast: Gianni Morandi, Laura Efrikian, Anna Maria Polani, Nino Taranto, Raffaele Pisu, Gino Bramieri
Durata: 95'
Casa di Produzione: Mondial Televisione Film
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categorie: musicarello
martedì, 20 ottobre 2009

Malabimba

Malabimba


cento




I primi cinque bloopers5325minuti valgono la pena (e le pene) di vedere tutto il resto. Davvero. Una medium viene posseduta da uno spirito che palpeggia e denuda i partecipanti alla seduta. Poco dopo le stesse persone, a cena, vengono insultate dalla giovane figlia di uno di loro, che posseduta dallo spirito va giù pesante. Naturalmente, sebbene lei cambi la voce, nessuno si accorge di nulla.

Tutto ciò è un prologo che ci inserisce in un contesto da Soap Opera a tinte porno/horror. Giochi di potere, strategie, giochi di mani, giochi di letto per questo film del 1979 per la regia di Andrea Bianchi, noto per “Nude Per l’assassino” con la Fenech e per “Io Gilda” con Pamela Prati oltre a una vasta serie di film hard.
“Malabimba” è una commistione di generi, ambientata in una villa di una ricca famiglia.
Lucrezia, lo spirito evocato è un’antenata che cerca in un primo momento di impossessarsi del corpo di Suor Sofia una specie di badante/insegnante, non riuscendoci si butta sulla giovane rampolla, Bimba.
Nessuno s’accorge di nulla, visto che sono t
mala2utti intenti a cercare un modo di risollevare le sorti della famiglia ormai in rovina. La vecchia madre consiglia al figlio Andrea di sposare la moglie del fratello, Adolfo, unico rimasto in ricchezza ma ormai ridotto a vegetale. La donna, tale Nais, altri non è che una donna di assai facili costumi.
Il tutto si svolge e si arrovella su due personaggi. Andrea, uomo dall’inquietante somiglianza con Franco Causio che va a letto con Nais e soprattutto su Bimba che ormai posseduta vaga per la casa insultando tutti, mostrandosi nuda e spiando i rapporti sessuali altrui e soprattutto entrando in intimità con un peluche.
L’obiettivo dello spirito di Lucrezia è quello di far luce sull’immoralità della famiglia e di impossessarsi del corpo di Suor Sofia. Alla fine ci riesce tramite Bimba che ha un rapporto lesbo con la donna. Sofia posseduta e umiliata si suicida nel quasi disinteresse globale.

“Malabimba” è veramente un b-movie, piuttosto noioso tra l’altro, che segue la scia dei porno-horror alla D’Amato senza avvicinarsi minimamente ai risultati dei film del buon Massaccesi.
Bianchi, qui accredita
mala1to come Andrew White, cerca inutilmente di elevare l’interesse inserendo scene soft e hard core (le seconde girate da controfigure). Il top del trash lo raggiunge con la scena di sesso orale tra Bimba e lo zio Adolfo il quale si desta dalla sua paralisi per morire di colpo.
Nel cast abbiamo Mariangela Giordano, Sofia, che prima di avere una carriera in film e fiction normali è andata giù pesante con i b movie e altri non è che una delle protagoniste di “Patrick Vive Ancora” di Landi. Patrizia Webley è Nais attrice già notata in diversi film anni settanta tra i quali spicca “Salon Kitty” del 1976.
Ultima curiosità è che il produttore Gabriele Crisanti è lo stesso di
“Patrick Vive Ancora” e “La Bimba di Satana”, insomma uno che vede lungo.


Scheda Tecnica


Titolo Originale: Malabimba

Titoli Alternativi: Komm und mach's mit mir (Germania) Posessione di una adolescente (Italia), Possession of a Teenager (internazionale),The Malicious Whore (USA)
Nazione: Italia
Regia: Andrea Bianchi
Cast:
Katell Laennec, Patrizia Webley, Enzo Fisichella, Mariangela Giordano, Giuseppe Marrocco, Elisa Mainardi,  Giancarlo Del Duca, Pupita Lea
Durata: 87'
Casa di Produzione: Filmarte

La Location del film

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categorie: horror

Scopri il poliziotto che c'è in te



Facebook Again!



logoengCiao da Morpho Millian, siamo nuovamente su facebook! Questa volta con un test per scoprire quale poliziotto degli anni settanta sei!


Hi again from Morpho Millian, we come back to Facebook, with a test! Discover what is the 70's italian policemen who is inside of you! Take a look!



facebook-logo
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categorie: social network
domenica, 18 ottobre 2009

School Of The Holy Beast

School Of The Holy Beast

cento








schoolNon serve una laurea in teologia per sapere che il cattolicesimo in Giappone non è una religione diffusa. Ok, ci sono stati diversi missionari, qualche nucleo di religiosi e forse sono stati loro l’ispirazione per il nunsploitation nipponico apparso già agli inizi degli anni settanta.
Un genere che ha generato diverse pellicole che mischiano la follia nipponica alla “deformazione” del dogma cattolico. Probabilmente trattasi di un paravento, come dicono gli storici del cinema, per criticare la società e le sue fondamenta indirettamente.

Diversi sono i titoli che arrivano dal Sol Levante e tra questi spicca “School Of The Holy Beast” , conosciuto anche come “Convent Of The Sacred Beast" del 1974 per la regia di Norifumi Suzuki prodotto dalla mitica Toei.
Film che sposa il nunsploitation con un altro genere, molto giapponese, il “Pinky Violence”.
Pellicola di culto, apprezzata e stimata da diversi critici. Sarà, noi cantiamo fuori dal coro, ma nella pellicola di Suzuki per cinquanta e rotti minuti non capita nulla, per poi concentrare azione e mistero in cinque minuti intorno all’ora di visione. Dopodiché tutto torna normale.


A differenza del nunsploitation classico l’azione è contemporanea.
vlcsnap-221832 Le scene di sesso e tortura, altro stilema del genere, sono discretamente tranquille e lasciate più che altro all’immaginazione, come nel caso di un rapporto lesbo mimato dalla “guardona” di turno.
Suzuki comunque quando passa dalle parole ai fatti o descrive il mondo moderno dimostra un certo occhio e una buona mano ma ci rinuncia troppo spesso lasciandoci con una pellicola piuttosto scontata.
Maya Takigawa è una ragazza di diciotto anni che decide di prendere i voi ed entrare al convento di “St.Clore” per indagare sulla misteriosa morte della madre.
Il convento è come ovvio un grande contenitore di peccatrici, governato da una Suora Superiora  dai modi decisamente nazisti che non disdegna di punire le sorelle a colpi di frusta o rovi spinati e soprattutto da un supervisore, diciamo vescovo, baffuto e cappellone molto hippie che apprezza particolarmente la bellezza delle suore. Per dirla elegantemente.
vlcsnap-238517Comunque Maya in due o tre abili mosse riesce a scoprire il mistero della morte della madre e soprattutto il nome di suo padre che altri non è che Padre Kakinuma, cioè il vescovo hippie.
In combutta con l’amica Ishida poi rompono in parte l’effimero regime che regna al “St.Clore” e siccome oltre che a un nunsploitation è anche un pinky violence la nostra ottiene l’agognata vendetta.

L’inserto poi di alcune situazioni demenziali, vedi l’ingresso di uomini travestiti da suore nel convento, fa scendere di livello il tutto.
Per qualcuno un cult, per noi un buffo nunsploitation.


Scheda Tecnica

Titolo Originale: Seiju Gakuen
Titoli Alternativi: Convent of the Sacred Beast, School of the Holy Beast (USA), I sholi tou ierou ktinous (Grecia) Le couvent de la bête sacrée (Francia)
Nazione: Giappone
Anno: 1974
Regia: Norifumi Suzuki
Cast: Yumi Takigawa, Emiko Yamauchi, Yayoi Watanabe, Ryouko Ima, Harumi Tajima, Yuuko Oribe, Kaoru Onotsuka, Marie Antoinette    Emi Shiro, Rie Saotome, Sanae Ôhori, Kyouko Negishi
Durata: 91'
Casa di Produzione: Toei Tokio


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categorie: nunsploitation
martedì, 13 ottobre 2009

Inglorious Basterds

 
B Movies Heroes Special

"B Movies Celebration"

Inglorious Basterds

cento




0005In una parola: liberatorio. La pagina più oscura della storia, rielaborata, riscritta con uno schema cambiato e ribaltato o quasi nei ruoli. L'eroe della storia è il Cinema, mezzo attraverso il quale, seppur in maniera fantapolitica si ottiene la libertà e si eliminano i cattivi. 

Tarantino è questo e anche di più nel suo ultimo film “Inglorious Basterds”. Un’opera che mostra il regista americano alle prese con un modus operandi in parte diverso da quello al quale siamo abituati. Nonostante il soggetto e il genere, il regista americano preferisce la ragione all'azione, infarcendo tutto (forse anche troppo) di lunghi dialoghi, meno surreali di un tempo e di discalie, lasciando un po' nell'ombra il sangue e l'azione che risultano meno potenti delle opere passate. La colonna sonora è un commento quasi secondario, che fa capolino di tanto in tanto facendo apparire stravanganti scenari.

Il Tarantino “classico” spunta grazie a un notevole humor cinico, che sebbene alle prese con un tema così spinoso non supera mai il confine del buongusto e del buon senso.
Cinema n
el cinema, tanto per cambiare. Una lunga, infinita, serie di citazioni, alcune coltissime altre più facili da percepire. Dal cinema muto,  allo spaghetti-western presente con dialoghi e musiche, al cinema italiano in genere, per concludere con l'omaggio alla "nostra" Edwige Fenech grazie al soldato inglese, interpretato da Mike Myers, Ed Fenech. Tanto per citarne alcune.

“Inglorious Basterds” è un film impregnato di un’aurea assurda, paradossale, che fa venire in mente il videogames “Wolfenstein” e che scambia in parte il ruolo di vittime e carnefici realizzando quello che per molti è sempre stato un sogno. Un po' di sane botte ai nazisti.
0001

Tarantino poi dipinge i seguaci del Terzo Reich quasi come si farebbe in un nazi-exploitation, potenti e dominatori, ma anche idioti, sessuofobi e sfigati.
Come se non bastasse gli mette pure alle calcagna un gruppo scelto di pericolosi militari che compiono lo scempio tra le pattuglie del tedesche. E il gruppo in oggetto è qualcosa di incredibile. Un "Circo Barnum"  militare ta
nto assurdo quanto comico. Un corpo solo di persone capitanate da Aldo “Apache” Raine, un Brad Pitt appassionato di scalpi nazisti, comicamente devastante arguto e yankee. Poi Hugo Stieglitz, l’ammazza ufficiali Gestapo, presentato da una specie di trailer che fa l’occhiolino al cinema delle Grindhouse, vedasi alla voce exploitation. Altro notevole personaggio è quello interpretato dal regista Eli Roth, Donny Donowitz, uomo che ama spiaccicare i nazisti con una mazza da baseball e che diventa nell’immaginario tedesco una sorta di Golem.
Tra pattuglie nazi deci
0003mate e scalpi i nostri devono compiere una difficile missione: uccidere gli alti comandi del Terzo Reich durante la premiere di un film a Parigi.
Ma la missione, altra  perla narrativa del film è solo un tassello in questa storia che vede anche la sete di vendetta di Shosanna ebrea scampata all’eccidio della sua famiglia, divenuta poi proprietaria del cinema scelto per la premiere. Altro canale interessante è la vita del Colonnello Hans Landa, colto e poliglotta famoso per essere un abile cacciatore di ebrei, nonché un traditore del regime. Personaggio perfetto e molto elaborato, il migliore di tutto il film, interpretato da uno strepitoso Christoph Waltz capace di mettere in o
mbra il seppur ottimo e più blasonato Pitt.
Dietro la macchina da presa, Tarantino ci offre come al solito immagini magnifiche, a  volte poetiche, forti del solito amore per i dettagli. La mano appare un po’ più statica del solito ma s’imbizzarrisce di tanto in tanto come nel meraviglioso dialogo nel foyer del cinema, reso intenso da un occhio in perenne e circolare movimento.
Il consiglio è quello di vederlo in lingua originale con i sottotitoli per gustare le svariate lingue e sfumature del linguaggio.
“Inglorious Basterds” in confronto a “Inglorious Bastards” di Enzo G.Castellari ha l’assonanza del titolo e l’ambientazione francese in periodo di guerra. Per il resto la storia è diversa e viene automatico immaginare che nello stesso momento i “bastardi senza gloria” di Castellari stessero per far saltare “Quel Maledetto Treno Blindato”. Altro capitolo liberatorio.


Scheda Tecnica

Titolo Originale: Inglorious Basterds
Titoli Alternativi: Бесславные ублюдки (Russia), Adoxoi bastardi (Grecia), Bastardi senza gloria (Italia), Bastardos Inglórios (Brasile), Bastardos sin gloria (Argentina), Becstelen Brigantyk (Ungheria), Bekarty wojny (Polonia), Inglorious Bastards (USA working title) Inglourious Basterds (Giappone), Kunniattomat paskiaiset (Finlandia), Le commando des bâtards (Canada), Malditos bastardos (Spagna), Neslavne barabe (Slovenia) Prokletnici (Serbia), Sacanas Sem Lei (Portogallo), Soysuzlar çetesi (Turchia), Ticalosii fara glorie (Romania) Nazione: USA
Anno: 2009
Regia: Quentin Tarantino
Cast: Brad Pitt, Melanie Laurent, Cristoph Waltz, Eli Roth, Michael Fassbender, Diane Kruger, Daniel Bruhl, Til Schweiger
Durata: 153'
Casa di Produzione: Universal Pictures

postato da: bmoviesheroes alle ore 00:23 | link | commenti
categorie: guerra
mercoledì, 07 ottobre 2009

Bloodsucking Freaks

Bloodsucking Freaks



cento


 


L’approccio a questo film è fuorviante. Leggi Troma e pensi a un gran film degno della compagnia di Kaufm
aBloodsucking_Freaks_Movie_Posternn. Vedi i primi minuti con la gente in un teatro che ride e pensi a una pellicola genuinamente trash.
Poi però si scopre che la Troma ha acquisito soltanto i diritti, mettendo le mani solo sul titolo e non sui contenuti, cambiando da “The Incredible Torture Show” al titolo in oggetto e soprattutto c
he minuto dopo minuto la pellicola “genuinamente trash” si trasforma in qualcosa di pesante, disgustoso e voyeuristicamente macabro.

Film del 1976 per la regia di Joel M. Reed che si ispira per questa sua storia in parte a “Wizard Of Gore” di Herschell del 1970, in parte al cartellone del teatro parigino “Grand Guignol” dove da fine ottocento a fin dopo la Seconda Guerra Mondiale si allestivano spettacoli horror/gore.

“Bloodsucking Freaks”
o “Blood Sucking Freaks” che dir si voglia è una pellicola permeata da un sadomasochismo spinto all’eccesso con forti connotazioni misogine. Donne maltrattate, torturate, tenute in gabbia come bestie e trasformate in cannibali sottomesse ai voleri e al piacere del “capo” Sardus.

Non che qui non abbiamo mai parlato di torture e sangue e donne malt
vlcsnap-2009-08-30-12h09m49s65rattate, ma in questo film la “gratuità” delle scene è veramente eccessiva. Si tocca l’apice con una donna a cui un sedicente medico taglia a zero i capelli, buca il cranio e si fa una bella bevuta. Senza citare donne bersagli di freccette, pedine di scambio in giochi da tavola e l’hot dog al pene della scena finale.

Luogo di questa oscura storia è un teatro diciamo “underground” di New York in cui Sardus, responsabile artistico, mette in scene spettacoli in cui mutila ed uccide don
ne. Potremmo definirlo: snuff-theatre che vi pare?

Il pubblico però è restio a credere a ciò che vede, scambiando il tutto per abili effetti speciali, mentre un critico teatrale si rifiuta di recensire quanto vede. Tutto ciò infastidisce Sardus che coadiuvato dal servo nano Ralphus tra omicidi, tratta delle bianche e giochi erotici fa rapire il critico e una nota ballerina. Il primo sebbene torturato resiste a tutto, la seconda invece, cede ed acconsente di fare uno spettacolo.
vlcsnap-2009-08-30-12h11m20s125A contorno di tutto ciò ci si mette pure il fidanzato della ragazza che, una volta sparita la donna, si affida a un investigatore per ritrovarla, ma lei ormai è assoggettata completamente a Sardus.
Considerato uno dei peggiori film della storia secondo vari critici e sondaggi a “Blood Sucking Freaks” va  però riconosciuta l’interessante idea di fondo, vedi teatro macabro ed horror e ogni tanto, molto raramente, qualche ripresa decente. Ma si può evitare la visione senza rimpianti.






Scheda Tecnica
Titolo Originale: The Incredible Torture Show
Titolo: Blood Sucking Freaks, Bloodsucking freaks, Sardu, Sardu, Master of the Screaming Virgins,  The Heritage of Caligula: An Orgy of Sick Minds (USA), The House of the Screaming Virgins, Heritage of Caligula (Indefinito),
Incredible Torture Show (Francia), Blood Sucking Freaks (Italia)
Nazione: USA
Anno: 1976
Regia: Joel M.Reed
Cast: Seamus O'Brien, Viju Krem, Niles McMaster, Dan Fauci, Alan Dellay, Ernie Pysher, Luis De Jesus
Durata: 91'
Casa di Produzione: Troma (distributore postumo)
postato da: bmoviesheroes alle ore 18:31 | link | commenti (3)
categorie: horror, exploitation, troma